Immergiti nel primo numero della nostra serie “Analisi” e lasciati guidare attraverso le opere che segneranno questa 33ª edizione.
Per iniziare questa serie, scopri la maestosa Turangalîla-Symphonie di Messiaen, eseguita da Esa-Pekka Salonen durante il concerto inaugurale. Un capolavoro assoluto, sostenuto dalla visione e dall’esperienza del direttore finlandese, grande specialista della musica del XX secolo.
Dal Messico a Bali, a bordo dell’immensa orchestra multicolore di Messiaen
Di Antonin Scherrer
Ottanta minuti di musica plasmati da 103 esecutori, tra cui 68 archi e una selva di percussioni: la rarissima Turangalîla-Symphonie del francese Olivier Messiaen (1908-1992) è un’opera-mondo, volutamente eccessiva.
Un viaggio meraviglioso, sostenuto dalla strumentazione più ricca che si possa immaginare: l’incontro tra Oriente e Occidente, tra la grande orchestra “classica” e il gamelan balinese. Messiaen ebbe la rivelazione di questo ensemble tradizionale dai ritmi esotici fin dagli anni del conservatorio, grazie in particolare all’insegnamento di Maurice Emmanuel, brillante professore di storia della musica che gli trasmise la passione per i ritmi greci antichi e i modi extraeuropei. Qui lo fa rivivere in un tripudio di tastiere e percussioni, su cui vale la pena soffermarsi qualche istante, tanto sono rare (sulle scene “classiche”) e caratterizzanti per l’intera opera.

« Una sinfonia smisurata dove percussioni, colori e sogni fondono Oriente e Occidente per cantare l’amore, la vita e la vertigine del mondo. »
Percussioni e poesia
Composta tra il 1946 e il 1948 per Serge Koussevitzky e la sua Orchestra di Boston – serviva un mecenate d’eccezione per accettare una simile sfida! – questa Sinfonia fuori norma vuole essere anche poesia. Come rivela il musicista, la chiave risiede nel titolo stesso dell’opera, preso in prestito dal sanscrito: « Turangalîla significa allo stesso tempo canto d’amore, inno alla gioia, tempo, movimento, ritmo, vita e morte. »


Questa dimensione onirica si ritrova nei titoli molto fioriti delle dieci parti che compongono l’opera, ma anche nei quattro temi ciclici che strutturano l’insieme – rispondendosi, opponendosi o unendosi: “tema-fiore”, “tema d’accordi”, “tema d’amore” e, per dare il via a tutto, il “tema-statua” suonato dai tromboni fortissimo che – ci dice Messiaen – « ha la brutalità pesante e terrificante dei vecchi monumenti messicani [e] ha sempre evocato per me qualche statua terribile e fatale ». Dalle vestigia maya dell’America centrale alle orchestre senza tempo dell’arcipelago indonesiano: un vero giro del mondo!
Nel registro delle tastiere, Messiaen ricorre al penetrante gioco del glockenspiel, che combina con il celesta, noto ai melomani per il suo uso emblematico nella Danza della Fata Confetto del balletto Lo Schiaccianoci di Čajkovskij. Chiamato anche “glockenspiel a tastiera”, lo strumento è composto da lamine d’acciaio colpite da martelletti, azionati solitamente da una tastiera, ponendolo di fatto al confine tra le due famiglie!
Il vibrafono che completa il quadro non fa eccezione: sorta di xilofono composto da lamelle metalliche e tubi vibranti, oscilla anch’esso tra il mondo delle note e quello degli impulsi. Le percussioni non sono da meno, tutt’altro! Questa Turangalîla-Symphonie ne fa un uso estremamente generoso. Leggete pure: temple-block, wood-block, piatti turchi piccoli, piatti cinesi, tam-tam, tamburello basco, maracas, tamburo provenzale, rullante, grancassa, campane tubolari… difficile convocare una varietà più ricca. Schierata non solo per (far) viaggiare, ma ancor più per esplorare nuove combinazioni.
Conosci le onde Martenot?
A coronare il tutto: due strumenti solisti basati anch’essi sul contrasto. Da un lato l’immancabile pianoforte (suonato dalla moglie di Messiaen, Yvonne Loriod, in occasione della prima mondiale il 2 dicembre 1949 a Boston sotto la direzione di Leonard Bernstein), dall’altro le spettacolari ma troppo rare onde Martenot (messe in vibrazione quel giorno dalla sorella del loro inventore, Ginette Martenot). Uno strumento a tastiera pioniere dell’era elettronica, brevettato nel 1922 da Maurice Martenot – che ne aveva scoperto il principio mentre prestava servizio come radiotelegrafista durante la Prima Guerra Mondiale – e presentato per la prima volta al pubblico nel 1928, la cui esecuzione sorprendente vale da sola il viaggio.
Sotto la direzione di Esa-Pekka Salonen, l’esperto della musica del XX secolo
Il pubblico, così come le musiciste e i musicisti del Verbier Festival, avranno il privilegio di assistere a questo capolavoro sotto la direzione di un direttore ideale per questo repertorio e per quest’opera in particolare: il finlandese Esa-Pekka Salonen. Egli stesso compositore e puro prodotto della mitica classe di Jorma Panula a Helsinki, ha diretto per oltre quindici anni la Los Angeles Philharmonic e ha collaborato regolarmente con la San Francisco Symphony. È stato inoltre appena nominato direttore principale dell’Orchestre de Paris a partire dalla stagione 2027/2028.
Per conoscere meglio Olivier Messiaen
Olivier Messiaen parla del suo interesse per il canto degli uccelli e di come questo abbia alimentato le sue composizioni.
Olivier Messiaen condivide la sua passione per la musica di Debussy.

VFO / ESA-PEKKA SALONEN
Venerdì 17 luglio 2026 dalle 18:30 alle 20:45
Salle des Combins