Se dà vita a numerose altre composizioni e si distingue anche nel campo dell’insegnamento (è autore di un’importante metodo di pedagogia musicale attiva), Carl Orff (1895-1982) rimane agli occhi della Storia l’uomo di una sola opera, potente, monumentale: i Carmina Burana, o Poemi di Beuren.

© Fondo parziale Gertrud Orff (Josef Willert/Archivi: OZM), Carl Orff al lavoro sui Carmina Burana nel settembre 1936
Presso i Benedettini di Beuren
Vecchi resti di latino ecclesiastico o scolastico, forse? Per attenersi il più fedelmente possibile all’impronta medievale della partitura, Orff la dota di un sottotitolo prolisso dall’aspetto programmatico, esercizio ideale per rinfrescare la sua grammatica: Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae comitantibus nimbus instrumentis atque imaginibus magis – che si può tradurre con «Canti profani per cantori e cori da cantare con strumenti e immagini magiche». Sia. Ma allora, che dire dell’epiteto «Burana»? Si riferisce alla fonte geografica del testo preso in prestito da Orff per costruire la sua grande affresco corale, la cui composizione si estende tra il 1935 e il 1936: 24 poemi medievali tratti da una raccolta scoperta nel 1803 in un convento benedettino delle Alpi bavaresi chiamato Beuren.

Piacere del vino e dell’amore
Il musicista non è solo a dissodare questo ceppo eccezionale: messo sulla strada di quest’ultimo da una prima traduzione di 46 poemi pubblicata nel 1884 dallo scrittore britannico John Addington Symond sotto il titolo truculento di Wine, Women, and Song [Vino, donne e canzoni], egli beneficia dell’esperienza di un giovane studente di diritto appassionato di latino e greco, Michel Hofmann, che prende parte attiva nella selezione e nell’organizzazione dei poemi scelti.
«Le canzoni – circa duecento – provengono da tutta Europa, la lingua è un latino imbastardito, o medio-alto tedesco, o ancora francese molto antico», ci informa il musicologo francese François-René Tranchefort nel suo Guide de la musique sacrée et chorale profane. «Si incontrano tanto testi sacri quanto inni al piacere del vino e dell’amore, evocazioni delle vanità di questo mondo, satire sulla degradazione dei costumi – l’ironia o la crudezza delle parole mescolate all’elevazione spirituale, alle riflessioni sull’implacabile ruota del destino.»

© COS/Archiv: bozzetto di costume di Ludwig Sievert per la prima mondiale dei Carmina Burana
«La fortuna mi sorrise il giorno in cui un catalogo di libri antichi di Würzburg mi capitò tra le mani, nel quale scoprii un titolo che mi attrasse con forza magica: Carmina Burana.»
– Carl Orff
Ritmo e semplicità
Ignorando le melodie originali su cui venivano cantati questi testi all’epoca, Orff li veste di note interamente nuove. Note che piaceranno istintivamente al pubblico dal momento che evitano la complessità caratterizzata a quell’epoca dalla Seconda Scuola di Vienna di Schönberg, Webern e Berg, per abbracciare un linguaggio diretto, fondato come in Stravinskij sulla predominanza del ritmo e l’assenza di lunghi sviluppi, e ispirato ai maestri del Rinascimento (William Byrd e Claudio Monteverdi in testa) più che ai neumi gregoriani (come talvolta si è preteso in virtù della fonte medievale dei poemi).

«O Fortuna»
La cantata si articola in cinque sezioni, a loro volta suddivise in più movimenti concatenati. La prima è incontestabilmente la più conosciuta, emblematica al punto da tornare alla fine per coronare un discorso costruito alla maniera di una «ruota della fortuna» (il cui disegno troneggia sulla copertina del manoscritto): O Fortuna Imperatrix Mundi [O Fortuna Imperatrice del Mondo]. Le succede la Primavera [Primo vere], che celebra il rinnovamento della natura, una scena di taverna (In Taberna) con il suo carico di canti da osteria, una Corte d’amore che snocciola canzoni erotiche, e infine un quadro intitolato Blanziflor e Helena.

Rappresentazione dei Carmina Burana di Carl Orff al Württembergisches Staatstheater di Stoccarda, il 27 febbraio 1941
Trionfo e recupero
La prima l’8 giugno 1937 all’Opera di Francoforte è un trionfo. Nonostante i contenuti erotici di alcuni testi e l’influenza russa che affiora qua e là, il governo nazionalsocialista allora al potere in Germania si impadronisce di questi Carmina Burana per farne un inno del suo regime, senza che il compositore abbia voce in capitolo… Ciò non impedirà all’opera di proseguire la sua conquista del pubblico nel dopoguerra: sarà eseguita in Israele già nel 1966.
Una prima per la Verbier Festival Junior Orchestra
Questi Carmina Burana sono oggi un’opera che unisce – per la sua potenza, la sua seduzione immediata – attorno al piacere di cantare e suonare, per gli interpreti, e di vibrare per il pubblico. Una magnifica piattaforma di comunione per la giovane troupe della Verbier Festival Junior Orchestra (VFJO) – che per la prima volta ha l’onore di un concerto serale alla Salle des Combins – e i «regionali» dell’Oberwalliser Vokalensemble, posti sotto la direzione esperta di James Gaffigan, direttore musicale della VFJO dal 2021 e maestro della fossa della Komische Oper di Berlino dal 2023.
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