1789. Tre anni dopo il loro primo trionfo comune – Le nozze di Figaro – e due anni dopo il geniale (ma più tragico) Don Giovanni, Mozart e il suo librettista Lorenzo da Ponte sono sul punto di mettere a segno un nuovo grande colpo mettendo in musica un’idea proveniente direttamente dall’imperatore d’Austria Giuseppe II. Quest’ultimo pare avesse adorato Le nozze (senza sospettare che queste si ispirassero direttamente a una commedia di Beaumarchais il cui spirito sulfureo stava mettendo la Francia in fermento!). L’opera in questione deve essere un nuovo opera buffa la cui trama è la trasposizione in scena di una storia reale di cui tutti parlano allora a Vienna: quella di due ufficiali che, di stanza a Trieste, avrebbero scambiato le loro mogli! Sarà Così fan tutte.
Prima pagina della partitura di Così fan tutte di Mozart
Le donne senza dubbio… ma gli uomini ancora di più!

Personaggi di Così fan tutte di Mozart, acquerello di Johann Peter Lyser, 1840.
La morale di questo fatto di cronaca – ovvero che le donne sarebbero “tutte uguali” – ha, secondo il biografo del compositore Jean-Victor Hocquard, “tutto per piacere a Da Ponte” ma anche “tutto per indignare Mozart, che non poteva accettare questa mancanza di rispetto per la donna e che non provava che disprezzo per la sufficienza maschile”.
Se accetta comunque la commissione, è perché questa proviene dalla Corte e perché egli “tiene in serbo – sempre secondo Hocquard – un modo per neutralizzare la moralità del pezzo”. Diverse iniziative vengono prese dal compositore senza avvertire Da Ponte, per poter affermare alla fine che se così fan tutte, così fan tutti anche… o peggio!
Un mondo di equivoci
A parte questo profondo divario, sia Mozart che Da Ponte superano se stessi. Veneziano esperto dei sentieri più tortuosi dell’amore e, più in generale, di tutta la gamma di sottigliezze emotive della natura umana, il poeta consegna un canovaccio in cui l’equivoco e il secondo grado si scatenano, nella più pura tradizione del buffa.
Perfettamente in sintonia con questi diversi livelli di linguaggio e di comprensione, Mozart si lascia trasportare idealmente dall’intreccio, consegnando una partitura virtuosa nel livello di raffinatezza delle combinazioni che propone – duetti, ensemble, fino all’uso dell’orchestra stessa per condire il tutto con sottintesi.
Sottintesi che, come accennato sopra, possono arrivare a intrappolare lo stesso Da Ponte, come nel duetto Fra gli amplessi in cui Ferrando inizia stando al gioco della finta dichiarazione a Fiordiligi, prima di infiammarsi davvero sulle parole Volgi a me, spinto in questo non dal senso ma dalla musica. Mozart stravolge quindi totalmente l’intreccio; capiranno, certo, solo le orecchie più sensibili… E tutto questo in appena un mese!

Wolfgang Amadeus Mozart, olio su tela di Barbara Krafft, 1819.
“La natura umana è quella che è: fragile, instabile, indifesa.”
Renata Leydi
Scommessa pericolosa
Di cosa stiamo parlando? Alain Perroux, nel suo libro Opéra mode d’emploi, ci riassume l’intreccio in due tratti di penna affilati: “Guglielmo ama Fiordiligi; Ferrando ama Dorabella. I due giovani scommettono con il filosofo Don Alfonso che le loro fidanzate sono la fedeltà incarnata. Per dimostrarlo, fingono di partire per la guerra e tornano travestiti da albanesi. Le due donne resistono inizialmente alle loro avances, poi soccombono. Così fan tutte… Ma sotto la maschera, appaiono i veri desideri…”

Conversazione galante, dipinto di Jean-Baptiste Pater, tra il 1720 e il 1723. © Musée du Louvre
Dietro la frivolezza: la solitudine dell’uomo messa a nudo
I “veri desideri”: una dimensione che è sfuggita totalmente ai melomani del XIX secolo (a cominciare da un certo Beethoven) che, fermandosi alla superficie, non hanno visto in questo Così che immoralità e inverosimiglianza, relegandolo da allora nel purgatorio, da cui uscirà solo all’inizio del secolo successivo. Le cose erano eppure iniziate bene, con una prima molto applaudita il 26 gennaio 1790 al Burgtheater di Vienna, seguita da quattro rappresentazioni consecutive. Ma non si era fatto i conti con la morte dell’imperatore, che portò alla chiusura immediata di tutti i teatri: l’evento fu fatale per Così, che non resistette alla “concorrenza” delle nuove creazioni alla loro riapertura.
Per apprezzare al suo giusto valore quest’opera molto più sottile e profonda di quanto sembri, bisognerà pazientare. “La musica di Mozart gioca consapevolmente con i personaggi, senza prenderli sul serio”, spiega la scrittrice Renata Leydi: “gioco ambiguo di sentimenti futili e sinceri in cui si mescola l’impulsività dei personaggi e dove appaiono a più riprese i più elementari istinti umani. Così, attraverso la musica, dietro la maschera di circostanza, appare l’uomo. Punti culminanti di un interessante ribaltamento psicologico, i duetti delle coppie invertite suonano alla fine dell’opera come un ritorno alla realtà e un invito a non farsi illusioni: la natura umana è quella che è, fragile, instabile, indifesa.” Un bel soggetto di meditazione… oltre le risate e gli imbrogli!
Sotto il gesto ideale di Gábor Takács-Nagy
È sotto la più “logica” delle bacchette che sarà presentato quest’ultimo opus della “trilogia Mozart-Da Ponte”, sabato 18 luglio alla Salle des Combins: quella di Gábor Takács-Nagy che, nel 2022, aveva trionfato con Don Giovanni, seguito due anni dopo dalle Nozze di Figaro. Accanto al direttore musicale della Verbier Festival Chamber Orchestra (VFCO), un cast da sogno: Johanna e Rebecka Wallroth, sorelle nella vita come i loro personaggi nell’opera, il baritono Konstantin Krimmel (miglior cantante dell’anno ai prestigiosi Opus Klassik) e l’inimitabile Bryn Terfel nel ruolo di Don Alfonso, che torna a Verbier dopo il grande successo dell’anno scorso in Gianni Schicchi. Non si poteva sperare in una locandina più bella per lanciare i festeggiamenti del 20° anniversario della VFCO!
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