BIRDS ON A WIRE
Dodici anni fa, i loro cammini si incrociano brevemente: Rosemary Standley, voce franco-americana ammaliante rivelata dai Moriarty, incontra Dom La Nena, giovane violoncellista e cantante franco-brasiliana dal timbro vellutato. Sostenute da radici intrecciate, una formazione classica e una stessa attrazione per le lingue e i repertori in chiaroscuro, il loro incontro risuona fin da subito come un’evidenza musicale.
Quello che doveva essere inizialmente solo un progetto effimero — una costellazione di cover per voce e violoncello immaginata per una serie di concerti alla Cité de la Musique di Parigi — mette lentamente radici. A immagine degli uccelli migratori di cui adottano il nome, le Birds on a Wire si librano senza un itinerario tracciato. Leonard Cohen le guida all’inizio, ma il loro canto diventa a poco a poco la loro propria mappa del mondo. Il pubblico le segue. L’alchimia opera, irreversibile.
Il loro primo album omonimo, nel 2014, celebra i canti d’infanzia e di memoria, le lamentazioni ancestrali, i gioielli barocchi o le perle folk dell’America Latina. Il duo non si limita a reinterpretare: depura, trasfigura, intreccia lingue ed epoche con una rara delicatezza.
Le Birds on a Wire si sono esibite con il tutto esaurito in oltre 400 concerti, sui palcoscenici più prestigiosi in Francia e nel mondo — dalla Philharmonie di Parigi all’Olympia, dal Théâtre du Châtelet ai Bouffes du Nord, passando per il Théâtre antique di Fourvière, la Basilica di Saint-Denis, la Philharmonie du Luxembourg o ancora l’Auditorium di Radio France.
Nel 2025 si apre un nuovo capitolo: Nuées ardentes, il loro terzo album, è una raccolta di metamorfosi. Per la prima volta, le Birds on a Wire affrontano un repertorio di canzoni pop, rock e francesi estremamente conosciute, radicate nell’inconscio collettivo: Smalltown Boy dei Bronski Beat, The Lovecats dei The Cure, People Are Strange dei Doors, Perlimpinpin di Barbara o ancora La peinture à l’huile di Bobby Lapointe. Questi brani, spesso cult, sono qui rivisitati a modo loro — con grazia, audacia e una forma di dolce irriverenza. A volte spogliati fino all’osso, a volte reinventati in texture più ampie, dove il violoncello si fa orchestra, tastiera o percussione, questi titoli familiari assumono un colore nuovo, inquietante e singolare.