NIKOLAÏ LUGANSKY
Brillante erede della scuola pianistica russa, Nikolaï Lugansky non ha eguali nell’esaltare le pagine di Beethoven, di cui è uno degli interpreti d’elezione. Sotto le sue dita fluide, le opere del compositore tedesco portano un’urgenza costante, unendo forza e duttilità. Allo stesso modo, la sua sonorità morbida sposa idealmente la musica di Schumann, di cui interpreta due pagine che si inscrivono direttamente nell’eredità di Beethoven.
Programma
LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770-1827)
Sonata per pianoforte n. 30 in mi maggiore op. 109
ROBERT SCHUMANN (1810-1856)
Tre Fantasiestücke op. 111
Fantasia in do maggiore op. 17
Concerto senza intervallo
Nikolay Lugansky suona la Coda della Ballata n. 4 in fa minore, op. 52 al Verbier Festival 2024
Per saperne di più
La Sonata n. 30 inaugura la serie delle ultime (e mitiche!) sonate per pianoforte. Delle tre, questa è certamente la più concisa e la più misteriosa. I primi due movimenti meravigliano per la miscela di estrema libertà (che conferisce un senso di improvvisazione) e rigore formale. Molto cantabile, l’Andante conclusivo si sviluppa attraverso impressionanti variazioni, come farà più tardi il Finale della Sonata n. 32.
Raramente si sottolineano i profondi legami tra la musica di Beethoven e quella di Schumann. Se la Sonata n. 30 risveglia per molti aspetti gesti schumanniani, i rari Fantasiestücke del 1851 sono un omaggio diretto alle ultime sonate beethoveniane. Secondo Clara Schumann, i brani rivelano «foga, impetuosità e giovinezza, seguite da un’atmosfera contemplativa e pacifica». Allo stesso modo, della mirabile Fantasia op. 17 si ricorda spesso il grido d’amore appassionato di Robert Schumann, allora separato da Clara a causa della feroce opposizione del padre di lei, Friedrich Wieck. Eppure, l’opera era stata originariamente concepita per raccogliere fondi per la costruzione di un monumento in omaggio a Beethoven. Come nella Sonata n. 30, la Fantasia segue una struttura originale: veloce / veloce / lento. Il primo movimento dispiega una delle più belle dichiarazioni romantiche del repertorio pianistico, citando in fine il ciclo di lieder di Beethoven All’amata lontana, mentre il finale ritrova una libertà espressiva che solo le ultime sonate di Beethoven avevano raggiunto prima di allora. Affascinante!